Via della Torre si trova nel cuore del centro storico di Modena e deve il suo nome alla Torre a cui conduce, la Ghirlandina. In questa via centralissima si trova il ristorante Patrizia, aperto dopo la ristrutturazione dei locali di uno dei ristoranti storici della città.

L’intervento di ristrutturazione ha avuto come obiettivo far dialogare la memoria storica del locale con il carattere tecnologico e moderno della nuova attività.

L’ingresso, dal quale si accede alla due sale del ristorante, è stato trasformato in una zona filtro tra interno ed esterno tramite la creazione di una stanza immersiva, studiata in collaborazione con Delumen.

Grazie a 3 videoproiettori sincronizzati e al rivestimento specchiante posto su una parete e sul soffitto, si crea uno spazio visivamente infinito in cui immergersi in una proiezione a 360 gradi.

Dietro la parete specchiata è stato posizionato un piccolo vano tecnico che ospita anche il guardaroba e nasconde il collegamento con la cucina.

Nella sala principale si trova lo chef’s table, la cui conformazione a C riempie l’ambiente e pone al centro della sala lo chef e la creazione del piatto, creando un’esperienza coinvolgente e dinamica.

La parete vetrata che chiude idealmente il perimetro dello chef’s table funge da quinta teatrale e centralizza l’ingresso dello chef in sala. Allo stesso tempo nasconde una zona operativa e di passaggio tra sala e cucina, oltre che all’impianto di climatizzazione e di ricambio dell’aria.

Anche nella sala privè è stato utilizzato lo stesso criterio di centralità dello spazio, posizionando un unico grande tavolo al centro. La creazione di un’unica grande armadiatura che riveste interamente un lato della sala, incorniciando la vista su via Torre, ha permesso di mantenere pulita la configurazione della sala e quindi agevolare il passaggio tra la sala, e tutti gli ambienti ad essa collegati: la cantina, l’ingresso e il bagno.

Le superfici sono il vero protagonista di questo intervento.

La scelta di concentrarsi sulle superfici nasce dalla richiesta della committenza di creare un locale con una forte identità ma che potesse funzionare anche come una tela bianca in quanto la visione dello chef prevede la possibilità di allestire gli spazi con opere d’arte e di design differenti in base al menù proposto.

L’identità del ristorante, che si basa sulla tradizione reinterpretandola in chiave moderna, si traduce in chiave architettonica nel rapporto tra superficie storica e superficie moderna: da un lato i muri in mattone riportati alla luce e dall’altro una parete in mattoni di vetro retroilluminata che riprende l’elemento costruttivo storico ma lo declina con un materiale e una tessitura diversi.

Sui muri in mattone originari sono state lasciate leggibili tutte le trasformazioni che li hanno interessati nel tempo: un passaggio tamponato, una traccia impiantistica cementata, piccole nicchie…e anche i nuovi interventi sono stati resi distinguibili con l’utilizzo della sabbia-cemento.

La parete vetrata è stata studiata in collaborazione con Poesia Glass e rappresenta visivamente la quarta parete della sala principale completando il perimetro in mattoni dell’ambiente.

Presenta una tessitura piatta nella parte inferiore per creare una connessione pulita con la geometria regolare dello chef’s table e una tessitura a gelosia tridimensionale nella parte superiore ottenuta tramite la rotazione dei mattoni a corsi alternati. Questo design non riduce la percezione dello spazio e permette di nascondere gli impianti di climatizzazione senza impedire il passaggio dell’aria.

La terza superficie del ristorante è la resina nera dei pavimenti e degli zoccoli, realizzata con una texture astratta e vibrante che enfatizza le superfici in mattoni. L’utilizzo dello zoccolo svolge una duplice funzione legata alla pulizia degli ambienti: risolve il punto di incontro tra la parete facciavista e il pavimento e, grazie alla sua texture, permette di avere una superficie scura calpestabile che risulta sempre pulita.

La resina riveste anche la parte inferiore del bancone, creando così una continuità tra tutti gli elementi che si intersecano con il pavimento conferendo una monomatericità che esalta per contrapposizione le superfici in mattoni.

Lo studio illuminotecnico degli ambienti si è concentrato sulla valorizzazione delle superfici e dei piatti creati dallo chef.

La texture delle pareti in mattoni è valorizzata tramite un’illuminazione radente creata da tagli di luce nascosti nello spessore delle zoccolature. La texture della parete in vetro è valorizzata e allo stesso tempo resa dinamica da strisce led verticali retroposizionate in grado di creare scenografie cromatiche sfumate in continuo cambiamento.

In entrambe le sale sono stati utilizzati spot di luce a soffitto che concentrano l’illuminazione sulla mise en place focalizzando l’attenzione sui piatti creati dallo chef.

In entrambe le sale è stato aggiunto un corpo luminoso distintivo dell’ambiente che potesse caratterizzare lo spazio senza prevalere sugli elementi decorativi e di design legati al tema del menù. Nella sala principale si tratta delle Parentesi Flos sulle quale sono state montate le lampade riscaldanti necessarie alle fasi di preparazione dei piatti; nella sala privè invece è stato scelto un elemento luminoso morbido e organico in contrasto con le linee regolari del mobile a parete e della cantina.

L’arredo è stato pensato integrato con l’architettura degli ambienti in modo tale che potesse passare quasi inosservato ad una prima vista degli spazi ma che allo stesso tempo sorprendesse l’osservatore più attento per la pulizia dei suoi dettagli.

Esternamente il ristorante non presenta un’insegna tradizionale ma solo un logo, studiato come maniglia della porta d’ingresso, enfatizzata dall’unico corpo luminoso esterno.