STUDIO DI ARCHITETTURA

 

L’edificio oggetto del progetto di recupero è un laboratorio/officina di fine Ottocento, costruito dalla famiglia Tosi come sede della fabbrica di svecciatoi e macchine agricole “Tosi Carlo e Figli”. Il laboratorio faceva parte del piccolo nucleo manifatturiero di Formigine conosciuto come “la Pila”, di cui oggi restano soltanto il laboratorio e le ex Officine Tosi.

Tipologia
Recupero di fabbricato ad uso artigianale
Luogo
Formigine, Modena, Emilia Romagna, Italia
Categoria
Direzionale
Prestazione
Progettazione architettonica e D.L.
Tipologia Costruttiva
Muratura portante, consolidamenti statici in acciaio
Dati Dimensionali
220 mq
Data Progetto
2016
Data Realizzazione
2017
Fotografie
Davide Terenzi
Premi e Riconoscimenti
Archilovers Best Project 2019
Partners
Verde HYDROPLANTS
Arredo SISTEM COSTRUZIONI
Tipologia
Recupero di fabbricato ad uso artigianale
Luogo
Formigine, Modena, Emilia Romagna, Italia
Categoria
Direzionale
Prestazione
Progettazione architettonica e D.L.
Tipologia Costruttiva
Muratura portante, consolidamenti statici in acciaio
Dati Dimensionali
220 mq
Data Progetto
2016
Data Realizzazione
2017
Fotografie
Davide Terenzi
Premi e Riconoscimenti
Archilovers Best Project 2019
Partners
Verde HYDROPLANTS
Arredo SISTEM COSTRUZIONI

Nato ai margini del paese, rifletteva la vocazione agricola del territorio, ma con l’espansione residenziale di metà Novecento si trova oggi nel cuore del centro abitato, lungo via Giardini, principale asse di collegamento tra Modena e Maranello. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu parzialmente bombardato, e ancora oggi è possibile riconoscere i segni della ricostruzione avvenuta nel primo dopoguerra. La ditta Tosi chiuse nel 1975 e negli anni seguenti il capannoncino ospitò diverse attività tra cui, una officina meccanica e un’azienda di riparazione di elettrodomestici.

Il progetto di recupero del laboratorio si è basato sulla valorizzazione degli aspetti architettonici legati alla sua funzione originaria. Per questo è stato fondamentale lo studio delle sue trasformazioni nel tempo, una lettura della sua “stratigrafia” che ha permesso di decidere cosa conservare, cosa rimuovere e quali elementi introdurre, restituendo nuova vita a uno spazio capace di accogliere la nuova funzione di studio di architettura, senza dimenticare quella che lo ha generato.

Con l’intento di valorizzare gli aspetti architettonici originari, e allo stesso tempo garantire un’alta prestazione termica si è deciso di realizzare un cappotto esterno. Questo ha permesso di non alterare l’aspetto esterno dell’edificio, da sempre intonacato, e allo stesso tempo di “mettere a nudo” la struttura e i materiali originari all’interno. La rimozione di intonaci, tramezze e controsoffitti ha riportato alla luce i mattoni delle murature portanti e le capriate in legno.

Su queste superfici è ancora possibile leggere le tracce del tempo: i segni dei bombardamenti, riconoscibili dal diverso colore dei mattoni; aperture tamponate che un tempo erano passaggi verso l’edificio adiacente; punti di ancoraggio di macchinari e attrezzature dell’officina. Sulle travi lignee si distinguono sezioni differenti dovute agli ampliamenti del dopoguerra, così come le bruciature lasciate da un incendio, memoria tangibile della storia dell’edificio.

L’eliminazione delle partizioni interne ha restituito la spazialità originaria del grande laboratorio aperto, un ambiente unico e luminoso.
Gli elementi strutturali, che sono stati inseriti per migliorare la stabilità dell’edificio, consistono in pilastri in acciaio imbullonati alle semi-colonne esistenti sulle quali appoggiano le capriate. Questi sono concepiti come naturale estensione degli elementi originari. Oltre agli elementi strutturali e agli impianti, lasciati volutamente a vista, i nuovi inserimenti si limitano all’arredo e a un volume vetrato che funge da sala riunioni.

La fossa rettangolare al centro dell’edificio, un tempo utilizzata per le riparazioni meccaniche, è stata trasformata in un grande vaso interrato che accoglie un albero. In questo caso il verde diventa elemento della memoria del luogo, andando a segnalare e reinterpretare un elemento architettonico caratteristico di una funzione precedete dell’edificio. Il verde sebbene rappresentato solamente da una singola pianta, diventa una centralità all’interno dello spazio. È visibile da ogni punto sia internamente che esternamente, aumentando il benessere visivo di tutte le persone che vivono lavorano o anche solo attraversano questo luogo.

Il progetto di recupero del capannoncino si fonda sulla contrapposizione tra materia esistente e materia nuova, tra le tracce del tempo e i segni contemporanei, in un equilibrio che restituisce al fabbricato la sua spazialità originaria arricchendola con una nuova funzione. L’edificio non è solo sede di lavoro, ma anche luogo di incontro e scambio, spazio di creatività e socialità aperto alla comunità di Formigine. Così, dove un tempo si assemblavano macchinari agricoli, oggi prende vita un laboratorio di idee e progetti, capace di coniugare memoria e innovazione in un ambiente dinamico e profondamente radicato nella storia del luogo.